Mariarca Terracciano, infermiera presso l'Ospedale San Paolo di Napoli, aveva iniziato la sua estrema protesta da tempo, nel vano tentativo di ottenere il suo stipendio, sempre in ritardo e vanamente atteso.
Si faceva prelevare ogni giorno 150 ml di sangue. «Sono una dipendente dell’ospedale San Paolo e ho deciso di salassarmi ogni giorno fino a quando non verrà accreditato il mio stipendio. Può sembrare un atto quasi di pazzia, ma vuole dimostrare che stanno giocando sulla pelle e sulla salute di noi tutti». Queste le dichiarazioni del 30 Aprile ai cronisti della donna che voleva rendere visibile la situazione di disagio per dipendenti e ammalati ricoverati nell'ospedale campano.
Un'azienda pubblica che non paga gli stipendi dei suoi dipendenti. Quasi 10.000 persone coinvolte. Un'azienda pubblica che non riesce ad arginare la protesta di una donna arrivata a farsi filmare mentre si sottoponeva ai prelievi quotidiani. Le proteste sono dilagate anche in piazza, ma l'infermiera 45enne è diventata il simbolo della disperazione, del futuro incerto. Delle difficoltà che molte più persone di quanto si immagini incontrano quotidianamente per la sopravvivenza.
Difficoltà accresciute da un lavoro oltremodo difficile, che costringe al continuo contatto col dolore, la sofferenza e la morte. Il 3 maggio Mariarca aveva sospeso la protesta, dopoche le proteste erano giunte alla Regione, che aveva provveduto a trovare i fondi necessari per l'accredito delle buste paga. Ma a distanza di 72 ore è sopraggiunto il malore, che ha condotto la donna al coma, mentre si trovava nella corsia del reparto maternità. Ancora tre giorni e poi il decesso. Elettroencefalogramma piatto.
La donna lascia un marito e due bambini di 4 e 10 anni. Il certificato di morte dell'infermiera parla di decesso per arresto cardio-circolatorio. Le premesse che hanno portato alla morte sono chiare a tutti però. Stress, rabbia e paura, disperazione per il domani sempre più incerto.