Quando il burn-out colpisce un familiare: un convegno ad Imola sugli “assistenti informali”

 

L’11 febbraio 2012, si è tenuto ad Imola un importante convegno – “Lo stress può determinare malattie: come e perché? La salute dell’assistente informale” – sulle criticità vissute dagli “assistenti informali”, e cioè da quelle persone che assistono i malati ma che non sono professionisti della salute.

Si tratta di solito di familiari che nel corso della vita si trovano a dover assistere un parente malato, fisicamente o mentalmente, andando così a incidere su quella che è la loro esistenza normale. Queste persone incorrono, spesso inconsapevolmente, nelle conseguenze di chi fa assistenza in maniera professionale: stress lavoro-correlato, in particolare nella tipologia del burn-out.
In Italia la situazione vede 2.600.000 persone non autosufficienti: di queste 2 milioni sono anziani di cui il 58% vive in una famiglia in cui almeno una persona si fa carico di loro. Chi fa assistenza ai malati di professione riceve spesso un addestramento utile a non incorrere nel burnout, ovvero un forte esaurimento, che non gli permette più di svolgere il proprio lavoro perché questo diventa emotivamente sempre più pesante. I caregiver, ovvero gli assistenti informali, non hanno quasi mai questa formazione ed è quindi probabile che si trovino ad affrontare questa patologia.
Al convegno di Imola si è parlato proprio di questo e di come poter aiutare queste persone, attraverso l’intervento di alcune associazioni di zona che intendono creare dei programmi formativi specifici per i caregiver. A tale scopo è stato distribuito un questionario, che andrà poi riconsegnato in alcune farmacie che si sono offerte di collaborare al progetto. Il questionario ha lo scopo di individuare i carichi emotivi a cui sono sottoposti gli assistenti informali così da poter meglio impostare, sulla base dei dati raccolti, il materiale informativo e formativo che verrà distribuito in autunno. Il questionario comprende una serie di domande, alcune facenti parte di un questionario internazionale chiamato CBI, caregiver burden inventory, e vuole misurare i cinque diversi carichi a cui è sottoposto un caregiver: l’impegno temporale (carico obiettivo), la sensazione di perdita di opportunità (carico psicologico), la sensazione riguardo la propria salute (carico fisico), i sentimenti circa le relazioni in famiglia e sul lavoro (carico sociale) e le sensazioni negative verso l’assistito (carico emotivo).