La reazione da stress

 

di Francesco Borghini

«…LA COMPLETA LIBERTA’ DALLO STRESS E’ LA MORTE. CONTRARIAMENTE A QUANTO SI PENSA DI SOLITO, NON DOBBIAMO ED, IN REALTA’, NON POSSIAMO EVITARE LO STRESS, MA POSSIAMO INCONTRARLO IN MODO EFFICACE E TRARNE VANTAGGIO IMPARANDO DI PIU’ SUI SUOI MECCANISMI ED ADATTANDO LA NOSTRA FILOSOFIA DELL’ESISTENZA AD ESSO».                                                                                    

(SELYE, 1974)

 

La reazione da stress è detta acuta, quando di breve durata e caratterizzata da una rapida fase di resistenza a cui segue un quasi immediato e ben definito ritorno alla normalità. Di contro la reazione da stress si dice prolungata (stress cronico), quando presenta una fase di resistenza che può durare da molti minuti a giorni, settimane, anni o come per qualcuno, tutta la vita.

 

Nel corso del tempo si è assistito ad una evoluzione del modello di Selye, infatti a metà degli anni ‘70 Mason  propose alla base della risposta biologica allo stress, oltre alle strutture anatomo-funzionali, anche l’apparato psichico a cui ricondurre le reazioni endocrine personalizzate e specifiche. Nel 1977 Lazarus e Monat correlarono le conseguenze dello stress alle capacità e alle strategie dei soggetti (costituzione genetica, esperienze di vita, apprendimento, condizionamento, fattori culturali, ecc.).

Ma la più aggiornata e completa definizione operativa di stress è arrivata nel 1980 ad opera di Paolo Pancheri, il quale ha accolto e integrato in una sintesi organica le teorie precedenti. Pancheri identifica lo stress in una risposta dell’organismo sia a livello comportamentale che fisiologico, mediata da una attivazione emozionale, a sua volta indotta da una valutazione cognitiva del significato dello stimolo. Nell’uomo infatti ogni emozione sarebbe il frutto di un processo, che avviene nelle aree cognitive (corticali) e affettive (limbiche) interconnesse dalla glia, per integrazione di stimoli sensoriali e cognitivi attuali e pregressi. Questo elaborato soggettivo si estenderebbe, tramite i neurotrasmettitori, al resto del corpo, provocando modificazioni psico-neuro-endocrino-immuno-metaboliche.

 

Gli stimoli in ingresso verrebbero filtrati dalla Corteccia Prefrontale che, attraverso la Valutazione Cognitiva, confronterebbe gli attuali stressors con le esperienze precedenti (apprendimento, contesto sociale, imprinting) e con i programmi biologici di base, geneticamente determinati, inducendo modificazioni nell’organismo. Quest’ultimo dunque, di fronte ad una esigenza di cambiamento, reagirebbe con una risposta emotiva condizionata dal significato dato cognitivamente alla situazione attivante. L’emozione a sua volta attiverebbe una risposta biologica (Sistema Nervoso Centrale e Vegetativo) e una comportamentale (risposta Attacco-Fuga).

La topografia neurofunzionale individua come aree e circuiti cerebrali coinvolti nello stress il Sistema Limbico-Cortico-Striato-Pallido-Talamico (LCSPT) che connette tra loro l’Amigdala, implicata nell’apprendimento emotivo delle avversità, la Corteccia Prefrontale-Orbito-Mediale (OMPFC), il N. Accumbens (NAC) dello Striato Ventrale, implicato nella gratificazione e nel piacere, il Pallido Ventrale e il Talamo. In particolare, sotto stimoli emotigeni e stress, il network prefrontale orbitale e quello prefrontale mediale sarebbero rispettivamente associati, tramite un output ipotalamico e il GrigioPeriacqueduttale (PAG),  alla  valutazione del rischio e alla risposta autonomica viscero motoria e neuroendocrina (1). Continuare a chiamare Autonomo il Sistema Neurovegetativo sarebbe pertanto un errore,  dimostrata ormai una sua  attivazione prevalentemente parasimpaticotonica vagale a partenza ipotalamica,  specialmente nelle condizioni di stress intenso o cronico (2-4). La Corteccia Cingolata Anteriore (ACC) infine, nella sua porzione sub-genuale, partecipa alla regolazione dell’attività autonomica e comportamentale, anche in rapporto alle variazioni delle contingenze ambientali. 

 

Da quanto suddetto possiamo affermare che il grado di stress di un evento è legato ad un vissuto assolutamente  soggettivo; la risposta di stress è dunque da una parte aspecifica, perché determinabile da una serie di differenti stimoli, mentre dall’altra molto specifica, poiché dipende dal significato che lo stimolo assume per il singolo individuo e dalle sue personalissime modalità di reazione psicofisiologica.

 

Riassumendo la parola stress viene attualmente utilizzata con almeno tre significati diversi per indicare :

a) lo stimolo stressante (stressor) ovvero la situazione ambientale con caratteristiche squilibranti.

b) Il vissuto o percezione soggettiva di determinate pressioni esterne.

c) La risposta dell’organismo ad uno stimolo a livello biologico, intrapsichico e di comportamento manifesto.

 

  “Non tutto lo stress è però stressante”; anzi la presenza di stimoli attivatori è considerata necessaria per il buon funzionamento del nostro sistema nervoso. Quindi possiamo definire come eustress (eu: buono, bello), quello stimolo endogeno o ambientale, desiderato, egosintonico, indispensabile alla vita, capace di migliorare le capacità prestazionali e di promuovere sia apprendimento che addestramento alla realtà. Individui sottoposti ad un certo livello di stress, non superiore alle risorse per farvi fronte, migliorano il proprio rendimento, rispetto a individui eccessivamente rilassati. Secondo la Legge di Yerkes-Dodson, per raggiungere livelli ottimali di efficienza, bisognerebbe infatti operare in rapporto a quantità di stress non estreme. Si eviterebbe così di esaurire la quantità di energia disponibile e di cadere nel distress, definibile come uno stato egodistonico, non desiderato e non armonizzato con la sopravvivenza del soggetto. Il logorio progressivo determinato da tale stato può portare a “condizioni in cui l’organismo, permane attivato anche in assenza di eventi stressanti oppure reagisce a stimoli di lieve entità in maniera sproporzionata e si ammala (ipersensibilizzazione primaria, mobbing o burnout). La principale causa di distress del mondo moderno è la frustrazione che segue alle contrarietà e ai fastidi della vita di tutti i giorni. Per questo motivo la maggior parte di noi vive, quasi sempre, in una fase di resistenza da stress prolungato a cui, talvolta, si sommano episodi di reazione da stress acuto.

 

Il “Canadian Institute of Stress”, in base allo “Stress Inventory System” (inventario sistematico dello stress), classifica  il distress cronico in cinque fasi :

I) stanchezza cronica (fisica o mentale)

II) problemi interpersonali (autoisolamento, sospettosità )

III) turbe emotive (irritabilità, aggressività,   confusione, umore oscillante, ecc.)

IV) dolori cronici (mialgie, rigidità, ecc.)

V) patologie da stress (psicosomatiche, dismetaboliche, immunitarie, disendocrine, displasiche ecc.).

 

Il manifestarsi di uno qualsiasi dei disturbi sopraelencati va comunque collegato all’intensità e alla durata dello stimolo oltre che al temperamento e alla personalità del soggetto che, in interazione dinamica con l’ambiente è alla continua ricerca di nuove modalità di adattamento. In questo processo ognuno adotta, più o meno coscientemente, proprie strategie interpretative degli eventi stressanti attribuendogli significati diversi, condizionati in modo automatico e sistematico dall'apprendimento; tali atteggiamenti, una volta consolidatisi, diventano autonomi permettendo di risparmiare energia sia fisica che mentale, basandosi su esperienze pregresse già conosciute, elaborate e facilmente rievocabili.

 

Si instaura così una serie meccanismi di difesa usati per fronteggiare (coping) eventi difficili o comunque superiori alle proprie capacità. Se tale processo non funziona, ne consegue una risposta allo stress che non dipende tanto dalle caratteristiche dell’agente stressante quanto dalla risonanza psicologica soggettiva. Le principali strategie di coping secondo Lazarus prevedono:

a) la modifica delle condizioni responsabili del problema;

b) la modifica del significato dell’esperienza vissuta, con ridefinizione della caratteristiche della situazione;

c) il mantenimento entro limiti accettabili delle conseguenze psicologiche con un aiuto esterno specializzato.

 

Le risorse per affrontare gli stressors sia esterni che interni sono geneticamente determinate e differenziano le capacità individuali di adattamento sia fisiologico che comportamentale, rendendo ragione della soggettività con cui ciascuno sperimenta in modo diverso e personale identiche stimolazioni.  Il coordinamento della reazione allo stress è affidato alle neurostrutture centrali da cui, dopo la percezione degli stimoli ambientali, la loro elaborazione cognitiva più o meno ottimistica (resilience) (23,26) e la conseguente connotazione affettiva, partono le direttive per rispondere in modo energeticamente adeguato. Tra le molecole che interagiscono in questa risposta la recente letteratura specializzata sta approfondendo il ruolo dei trasportatori NET (SLC6A2) (5-6),  DAT1 (SLC6A3) (7-8) e SERT (SLC6A4) (9-22), proteine geneticamente codificate, responsabili rispettivamente della ricaptazione e quindi della ricarica presinaptica di Noradrenalina (NA), Dopamina (DA) e Serotonina (5HT). La NA, come starter fisiologico, responsabile della risposta immediata, la DA come determinante per la gratificazione e la 5HT, come mediatore dell’adattamento alla sollecitazione stressante singola o ripetuta e prolungata, concorrono a modulare rispettivamente la prontezza (fase di shock), la motivazione cosciente e il feed back dei recettori glucocorticoidei ipotalamici (fasi di resistenza/esaurimento) nella Sindrome Generale di Adattamento (SGA). Anche la catecol-o-metiltransferasi (COMT)(24-33), enzima preposto a degradare ed eliminare la NA, la DA e la 5HT nello spazio intersinaptico, modulerebbe la risposta glucocorticoidea attraverso il sistema HPA insieme al Brain Derived Neurotrophic Factor (BDNF)(34-40) e al Recettore Gabaergico 6A (GABRA6)(41-43). Quest’ultimo acquisterebbe tale funzione con la crescita dopo essersi limitato nella prima infanzia a regolare la risposta diretta del sistema nervoso simpatico allo stress. E’ principalmente a seguito dell’ipercortisolismo secondario, condizionato dai suddetti polimorfismi, che stimoli intensi, o comunque prolungati, trasformano la risposta acuta da stress in distress cronico di entità inversamente proporzionale alla personale capacità di resistenza e responsabile dell’instaurarsi dei quadri patologici cronici già ricordati. Il BDNF per altro, nel ruolo neurotrofina responsabile della plasticità sinaptica (LTP-LTD) e quindi dell’equilibrio dinamico delle precedenti funzioni neuromodulatorie, risulta particolarmente sensibile all’azione dell’attività motoria. Quest’ultima sarebbe  infatti in grado, secondo le ultime ricerche sui processi neurodegenerativi ( morbo di Alzheimer ), di correggere proprio l’espressione del BDNF, trasformando il distress in eustress grazie alle sue caratteristiche aerobiche o anaerobiche (Endurance/Strength) a loro volta geneticamente predisposte e pertanto oggi preventivamente diagnosticabili (ACE e ACTN3)(44-47). Nel meccanismo di adattamento allo stress l’attività fisica giocherebbe dunque un doppio ruolo potendo rappresentare uno stimolo stressante o l’antidoto naturale a tale rischio.

La tecnologia genetica offre oggi la possibilità di analizzare, grazie ad un semplice tampone buccale, i suddetti polimorfismi funzionali. La loro conoscenza, integrata dalla misurazione di biomarcatori come il cortisolo, espressione oggettiva del livello di stress in atto e reperibile estemporaneamente con la stessa modalità di prelievo, consente di fornire suggerimenti personalizzati di coping geneticamente orientato.

 

 

Non sono le cose che turbano l’uomo bensì le opinioni che egli ne ha”                                               

                                                                        Epitteto (50-125 circa d.C.)

 

I beni e i mali che ci capitano non ci colpiscono in funzione della loro grandezza, ma della nostra sensibilità”                     

                                                                                                                          La Rochefoucauld

 

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